La vigilia delle nozze della figlia, il giorno della cerimonia e il giorno dopo: “Tre giorni di giugno” è un bellissimo libro di Anne Tyler (Guanda). Chi ha sposato (o sta per sposare) una figlia sa che nervosismi e tensioni sono all’ordine del giorno: a fronte di una decisione che dovrebbe essere per tutta la vita emergono dubbi e sospetti. Gail, la protagonista, ovvero la mamma della sposa, viene improvvisamente e di fatto licenziata proprio il giorno prima del fatidico sì. Ma questo non è l’unico avvenimento che sconvolge i preparativi, perché la sorella dello sposo, non si sa bene a che scopo, avvisa la fidanzata del fratello di un suo tradimento. L’aria già ricca di tensione diventa quasi insostenibile, fra beauty routine e scelta degli abiti: ma, soprattutto, una decisione da prendere. andare avanti con le nozze o mandare tutto all’aria, avvisando gli invitati, disdicendo fiorista e ristorante per non parlare della funzione religiosa… La autrice, vincitrice di un prestigioso premio Pulitzer, riesce a tenere avvinti alle pagine anche mentre sembra che tutto crolli e nello stesso tempo, che non succeda niente. Con una capacità di ricreare personaggi a più dimensioni, visti mentre affrontano decisioni importanti, si confrontano sulle scelte, analizzano i propri sentimenti. Davvero un bel libro da relegare a una amica o da regalarsi per un pomeriggio di intelligente relax. Soprattutto perché i temi centrali, la famiglia, la fedeltà, il tradimento, ma anche e soprattutto l’immaginarsi un futuro, decidersi a una scelta piuttosto che un’altra aiutano a riflettere sulle nostre, di scelte, e su come ciascuna di essere abbia modellato la nostra vita.
La trama: Gail scopre che il ruolo di direttrice della scuola in cui ha insegnato per anni verrà assegnato a un’altra persona; decide di licenziarsi proprio alla viglia delle nozze della figlia, ma sceglie anche di non farne parola con il marito e la sposina. La quale deve confrontare il futuro sposo riguardo a un tradimento che le è stato rivelato dalla sorella di lui.
Come comincia: Nessuno picchietta più sul quadrante dell’orologio, ci avete fatto caso? Di un normale orologio da polso. Vi ricordate che una volta era il gesto abituale, per molte persone? Mio padre, per esempio.
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