La storia di Arianna Farinelli è davvero particolare: nata a Roma, “allo sprofondo”, come dice lei, arriva a diventare professoressa in una università americana e infine autorevole opinionista in televisione.
Una storia che lei racconta in un memoir, in una sorta di autobiografia che procede a scatti, quasi a quadri, popolata di figure femminili decisamente importanti e a volte persino ingombranti. La incontriamo bambina, alla fine degli Anni Settanta, e la seguiamo adolescente fra centro e periferie, con una vita quasi di cerniera fra mondi diversi: la periferia e le amiche che iniziano a lavorare, spesso in nero, e il liceo classico del centro dove le compagne hanno due o tre case, cameriere e abiti firmati. Lo studio è la sua salvezza: un impegno che la porta negli Stati Uniti, a New York. Inizia qui per lei una vita decisamente diversa, all’interno della famiglia del marito: fine settimane in ville favolose, 300 invitati al matrimonio, persone dell’alta finanza fra gli ospiti nella esclusiva Marta’s Vineyard, per cui la suocera le regala un abito di Vera Wang; insomma, siamo nei dintorni di Sex & the city. Quando il matrimonio finisce, perchè il marito la lascia per una più giovane, riemergono tutte le fragilità che Arianna credeva di aver superato; ma nel ricostruirsi una vita ritrova le amiche, ripensa alle donne della sua famiglia, fra successi e fallimenti, riconosce il debito che ha nei loro confronti.Si reinventa nella scrittrice e opinionista raffinata che spesso vediamo in tv. Una bella storia di rinascita e rivincita che, però, non nasconde problemi e fragilità.
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