Una luce si è spenta.
La luce di una intelligenza straordinaria, di una donna sempre un passo avanti, coraggiosa e generosa: Maria Rita Parsi.
Una grande professionista e una cara amica: abbiamo lavorato anni insieme per la sua rubrica sul settimanale Sorrisi e Canzoni, con lei ho pubblicato il libro Manuale antiansia per genitori e ancora oggi le sue parole sono attualissime. E’ stata una pioniera fin tutto: nel parlare della violenza nei confronti delle bambine quando era ancora un tabù assoluto; nel segnalare il fenomeno degli Hikikomori, i ragazzini che si rinchiudono nel vuoto assoluto della loro stanza e nel capire che era solo la punta dell’iceberg di un disagio che sarebbe esploso con il Covid. Una visionaria con una lucida intelligenza e la capacità di impegnarsi, anche politicamente, per quello cin cui credeva, con passione.
Era una donna generosa: famosa e importante, c’era sempre se la invitavamo per una causa o una raccolta di racconti benefici: e mi ha colpito proprio la sua presenza, costante, nelle foto di gruppo delle nostre iniziative, sempre appassionata e fiammeggiante come la sua chioma. Ci eravamo viste non molto tempo fa, a Milano, nell’albergo in cui aveva deciso di stare quando era a Milano, dopo aver lasciato le sue bellissime case prima in Cadorna poi in Piazza della Repubblica; case ricche di soprammobili, oggetti, presenze come lo era la sua vita: ed era ancora piena di progetti per la collana della casa editrice che le avevano affidato, in cerca di idee e collaborazioni.

La avevo sentita stanca a Natale per gli auguri, ricordando con questa foto una delle belle occasioni in cui ci eravamo ritrovate, lei premiata a Lecco, avevo sentito la voce un po’ provata, ma non mai aspettavo di certo un addio così veloce. La nostra era una amicizia a distanza che aveva però superato il quarto di secolo: il libro insieme era del 2000. E mi piace chiudere con le sue parole, dal aprefazione a quel libro: “Si consiglia a genitori, insegnanti, educatori, parenti affettuosi, parenti lontani, animatori, adulti tutti, di ricordare che ciascuno di noi è stato un neonato, poi un bambino, poi un preadolescente poi un adolescente. E che le radici della sua condizione psicofisica di adulto sono radicate in quel terreno d’anima e in quel tempo”. Grazie di questo consiglio e grazie di tutto amica mia! PS: quando ho detto alla sua collaboratrice fedelissima Maria Gemma che la notizia della sua morte era un’apertura su tutti i siti di tutti i quotidiani importanti, cosa di cui sarebbe stata orgogliosa, e corredata di una bella foto, il suo commento commosso è stato “Una bella foto? Bene, sarà contenta!”. Altre belle storie di donne e impegno qui:
la maledizione dei Kennedy: Tatiana, che non ha mai potuto abbracciare sua figlia





