quell’11 settembre di 25 anni fa: la rosa bianca e la scala della salvezza

Una rosa bianca nel giorno del compleanno: questo il ricordo che, praticamente ogni giorno dell’anno, festeggia poeticamente una delle 2.977 persone, fra impiegati e vigili del fuoco, morte a causa dell’attacco alle Torri Gemelle. Dove c’erano le due torri a celebrare il commercio mondiale ora c’è un toccante non-monumento: due vuoti, due fontane circondate di pietra grigia con inciso i nomi delle vittime. E colpisce la quantità di nomi di evidente origine italiana, persone forse arrivate una o due generazioni fa, con la prima grande migrazione che aveva portato anche mio nonno Santino, nel 1906, a cercare fortuna negli Usa. Con i gemelli ci siamo limitati a fermarci un attimo a riflettere davanti al nero monumento: la visita al museo per me era stata così emotivamente pesante da uscire a metà; quindi mi sembrava davvero troppo per due bambini di dieci anni. Consiglio però a tutti, se a New York, una visita al contestatissimo memoriale: contestato perché è sotterraneo e per il costo stratosferico. Ma visitarlo è davvero un colpo al cuore: dal grande collage di azzurri all’inizio fino alle impressionanti colonne di metallo piegate dell’incendio; dalle testimonianze, fotografiche e di audio, con cui si toccano da vicino le vite di coloro che hanno trovato la morte nei due grattacieli, l’impatto emotivo è davvero forte.

Anche solo guardare quella che è stata chiamata “La scala della salvezza”, quello che rimaneva delle scale mobili esterne, che ha comunque permesso a centinaia di persone di salvarsi, confrontare il prima e il dopo nelle foto permette di rendersi conto delle conseguenze dell’impatto degli aerei sui due palazzi. Ed è davvero triste, in questi giorni, riflettere su come il commercio internazionale, qui descritto come veicolo di pace, sia diventato negli ultimi mesi, scintilla di conflitti per il petrolio, per il transito delle merci dagli stretti, per presunte supremazie di territorio.

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a cura di ELENA MORA