Un luogo e una storia incredibili: il Salk Institute a La Jolla

Il massimo della vita? Essere ospiti di una amica in California, visitare con lei luogo meravigliosi. Uno di questi luoghi che vi voglio raccontare non solo è incredibile, ma contiene in sé una doppia storia davvero fantastica. E no, non mi sono fatta contagiare dagli Stato Uniti, dove tutto è fantastico, meraviglioso, unico. Questo Salk Institute è, da un punto di vista architettonico e metaforico, un posto davvero straordinario. Lo ha ideato e portato a termine Jonas Salk, lo scienziato che ha sviluppato nel 1955 il primo vaccino contro la poliomielite: e mi ha davvero colpito sentire la nostra guida parlare della malattia e della epidemia che aveva colpito gli Usa come di una cosa lontanissima nel tempo; perché se, come me, siete nate negli anni cinquanta avrete di sicuro conosciuto qualcuno che è stato colpito e per sempre segnato;

e di sicuro vi ricordate le immagini terribili di bambini chiusi in quello che veniva chiamato polmone d’acciaio, la macchina che permetteva di respirare a chi aveva avuto danni tali  causa della polio da non poterlo più fare da solo. Insomma, il nostro Jonas Salk si trova, dopo anni passati in un buio lavoratorio due piani sotto terra, a essere famoso e ad avere raggiunto un obiettivo straordinario a soli 40 anni. Che fare di sé? Decide di creare una fondazione in cui gli scienziati possano fare le loro ricerche alla luce del sole, dove possano scambiare idee e opinioni, tanto che, per favorire incontri e comunicazioni, nessun ufficio aveva il nome del suo titolare; ci si doveva cercare, incontrare nei corridoi, conoscere.

L’edificio, bellissimo, che è riuscito a realizzare è una potente metafora sulla conoscenza: ogni ufficio si affaccia sulla prospettiva che arriva all’oceano; la gigantesca piazza è attraversata da una fontana, una sottile riga di acqua che sembra buttarsi nel Pacifico, così come le idee si devono incontrare e congiungere per alimentare il mare della conoscenza.

Esteticamente meraviglioso, è anche molto stimolante dal punto di vista umano ed emotivo, soprattutto per noi che abbiamo vissuto la ricerca del vaccino del Covid, trovato in tempi record proprio grazie alla unione di ricercatori in tutto il mondo.

Cemento, vetro e tek creano una costruzione che è quasi una gigantesca scultura (con giochi di prospettive che ricordano i quadri di Escher) su progetto di Louis Kahn, iniziata nel 1959 e finita nel 1965. Quasi divertente che gli americani  dichiarino la ispirazione italiana della costruzione grazie al travertino della pavimentazione e agli alberi del giardino che porta al cancello: ma a parte la pietra, che è sì, italiana, davvero non si capisce che cosa sia rimasto della Assisi che viene citata come fonte di ispirazione; bello però trovare un po’ di Italia in un posto così meraviglioso. Grandi lavagne appoggiate sul cemento che, arricchito da polvere lavica, diventa quasi rosato, permettono agli scienziati e ai ricercatori di disegnare o scrivere, mentre panche distribuite qua e là favoriscono la creazione di legami.

Ed è stata anche l’occasione di ripassare un po’ la storia del vaccino antipolio: io mi ricordo dello zuccherino che ci era stato distribuito a scuola, la versione del vaccino creata da Sabin, ma il primo a essere identificato era stato quello da iniettare che proprio Salk aveva reso disponibile dopo una sperimentazione di dimensioni eccezionali. Ma c’è una parte della sua storia che incrocia poi quella dell’arte: lo scienziato aveva sposato in seconde nozze la pittrice francese Francoise Gilot, ex moglie di Picasso e una delle poche donne sopravvissute a una relazione con il geniale pittore. Delle mogli di Picasso la fotografa Dora Maar era finita in ospedale psichiatrico, la ballerina Olga Khokhlova, distrutta dai continui tradimenti; Jacqueline Roque, la sua ultima compagna, suicida. Altre bellissime cose da vedere qui:

Che meraviglia questa magica mostra di Escher (bella anche per i nipotini!)

Armani&Brera che spettacolo!