Due manichini avvolti in lunghi abiti scintillanti accolgono i visitatori all’ingresso della biblioteca Braidense: una specie di apparizione luminosa nella austera sala tappezzata di libri. E’ il primo assaggio della grande grande mostra alla Pinacoteca di Brera, che fino all’11 gennaio 2026 celebra i 50 anni della maison con una selezione di 120 abiti dello stilista.
La esibizione, che si intitola “Giorgio Armani. Milano, per amore“, è stata una delle ultime cose curate personalmente da Re Giorgio, ed è una meticolosa, elegante e raffinata messa in scena che fa dialogare abiti e capolavori fra scintillii e sfumature. Ed è davvero toccante immaginarlo a definire sincronie e dettagli, posizionamenti e provocazioni: tutti i suoi collaboratori hanno sempre raccontato come volesse avere il controllo di tutto fino agli ultimi giorni, qui collaborando alla selezione degli abiti e alla scelta di allestire le sue creazioni tra le opere d’arte; la mostra, poi, è stata aperta nella Milano Fashion Week a poche settimane dalla sua morte, avvenuta il 4 settembre scorso.
Celebrata come un evento, e lo è, la mostra ha ricevuto anche qualche critica, come se fosse quasi una dissacrazione di capolavori inestimabili, una indebita invasione di campo fra moda e arte: personalmente ho trovato meravigliose le sale in cui era posizionato un abito, quasi una citazione di eleganza e creatività, in genere legata per colore o tema alle opere esposte; mentre ho trovato qualche volta un po’ invadente quando più numerosi manichini distraevano troppo dalla visione delle opere appese ai muri.
Rimane il fatto che una visita a Brera è sempre un viaggio incredibile nella storia dell’arte, che questo omaggio ad Armani è più che dovuto nella sua città, nella zona che aveva tanto amato; ultimo ma non ultimo, credo che abbia portato a visitare la mostra persone che, magari, non sarebbero accorse per il Cristo deposto del Mantegna ma sono state attirate dal nome e dalla fama dello stilista (in fin dei conti, anche io ci sono tornata con le mie cugine per vederla…).
Su consiglio di una amica, poi, ci siamo sedute al caffè Fernanda, dove spicca il ritratto di Fernanda Wittgens, prima donna a sovrintendere la Pinacoteca di Brera (ma anche prima figura femminile alla direzione di un museo in Italia) dal 1940 fino alla morte nel 1957; una donna dalla storia incredibile, che ha curato anche la ricostruzione del museo Poldi Pezzoli, il primo restauro del Cenacolo di Leonardo dopo i bombardamenti, ha salvato dalle razzie naziste piccoli e grandi capolavori rischiando la sua stessa vita ed è finita persino reclusa a San Vittore per aver aiutato nella fuga amici ebrei perseguitati dal regime fascista. Una storia ben raccontata anche da Rachele Ferrario nel libro che vi consiglio qui:
Premio Lesa Ricola: La contesa su Picasso di Rachele Ferrario
Info per la mostra:
GIORGIO ARMANI: Milano, per amore
- Luogo: Pinacoteca di Brera.
- Indirizzo: Via Brera 28.
- Orari: Martedì – Domenica 8.30 – 19.15 | Lun chiuso.
- Costo del biglietto: 15 € | 10 €
- Sito ufficiale: http://pinacotecabrera.org.
-
- Intero 15 euro; Ridotto (18-25 anni); anziani 7,50
Biglietti:
- Online: Attraverso il sito Brera Booking
- In biglietteria: Direttamente alla Pinacoteca di Brera
- Tramite call center: Chiamando il numero
02 72105141
(dalle 9:00 alle 18:00)
Si consiglia la puntualità: il consiglio è mio perché sono piuttosto precisi sugli ingressi.La storia della Wittgens la trovate in questo bel libro: https://www.unamoredinonna.it/premio-lesa-ricola-la-contesa-su-picasso-di-rachele-ferrario
- Intero 15 euro; Ridotto (18-25 anni); anziani 7,50





