Ogni volta che salgo a Macugnaga mi faccio un impegno di passare dalla libreria Il parnaso del Rosa: prima di tutto perché le proprietarie sono deliziose, poi perché c’è un reparto per i bambini con tanto di tavolini e sedie a loro misura, infine perché chi è talmente coraggioso da aprire una piccola libreria con caffè in una cittadina sotto il monte Rosa va assolutamente incoraggiato! La mia nipotina Anna ha scelto un giallino per lei (Assassinio sull’Occident Express) e io, un po’ spaventata dal prezzo dei libri, mi sono lasciata incantare da una davvero curiosa biografia di una autrice che tutti conosciamo bene per il suo personaggio di Petra Delicado, Alcia Gimenez-Bartlett.
Il mio spirito risparmio (il volumetto costava solo dieci lire contro i 20 della media dei libri) è stato davvero premiato perché questo Una stanza tutta per gli altri racconta una grande scrittrice, Virginia Wolf , attraverso la vita della sua domestica Nelly. Un punto di vista davvero interessante perché, oltre a raccontare molto di Virginia e dei suoi amici, tutti super intellettuali o creativi in una Londra che sembra quasi contemporanea, mostra anche quale erano le vite di una cameriera e di una cuoca in quell’epoca, quando di fatto non avevano nulla di proprio, vivendo nelle case dei loro datori di lavoro e finendo sulla strada quando, per qualche motivo serio o per un capriccio, ne venivano cacciate. L’autrice si è documentata a fondo per questa biografia, attingendo proprio ai diari di Virginia Wolf che, come ci spiega alla fine del libro, raccontano il maniera dettagliata non solo il rapporto della Wolf con le domestiche ma anche parecchio proprio delle persone assunte da lei, che vivevano in casa 24 ore su 24, generalmente 6 giorni alla settimana, in una convivenza non sempre facile né pacifica. Ma se per una signora era molto semplice cacciare una dipendente, a volte accusandola di un furto mai commesso e di cui era difficile per la poveretta discolparsi, la sopravvivenza per le domestiche, cacciate, anche solo per età, era una faccenda seria: se non si trovavano un marito difficilmente venivano accolte dalle famiglie di orIgine, spesso poverissime; molte di famiglia non ne avevano proprio perché cresciute negli orfanotrofi dove i bambini venivano portati a volte anche dai genitori se la miseria non permetteva di sfamare una bocca in più. Domestiche e cuoche avevano solo una stanza che il più delle volte veniva divisa con una collega ma non avevano nulla di loro, nemmeno la minima libertà di decidere del loro futuro. Insomma, più che una stanza tutta per gli altri era una intera vita tutta per gli altri: e anche in questo caso, anche nel caso di intellettuali progressisti e modernissimi, non sempre semplice, felice o quantomeno serena.
Alicia Gimenez-Bartlett
Una stanza tutta per gli altri
Sellerio
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