Trappola nella nebbia, la nuova inchiesta delle Miss Marple del Giambellino

Chi, come me, ama Rosa Teruzzi aspetta con ansia le nuove avventure di Jole, Libera e Vittoria, le tre protagoniste di quelli che sono stati definiti I gialli del casello, editi da Sonzogno.

Perché le tre donne al centro di questi polizieschi milanesi sono personaggi davvero straordinari: la divertentissima Jole, alle soglie dei settanta ma ancora vispa e attiva in ogni senso (sì anche in quello…); la fioraia Libera, sua figlia, sempre in dubbio suoi suoi sentimenti e sulle decisioni da prendere, e la giovane poliziotta Vittoria, spesso esasperata dalle imprese da investigatrici dilettanti delle sue mamma e nonna. Il filo rosso che tiene insieme le puntate di questa collana iniziata dieci anni fa è la ricerca che Libera conduce a tratti, e con la indecisione che la contraddistingue nelle questioni di cuore, per scoprire chi, dei tanti amanti che Jole ha avuto in gioventù, sia suo padre. Le nostre tre eroine si muovono in una Milano spesso resa magica dalla nebbia, fra piazze, monumenti e, soprattutto, piante di cui Libera conosce a menadito nomi e caratteristiche, cosa che le ha permesso di trasformarsi, da libraia con poca fortuna e molto amore per i libri, in fioraia di successo, specializzata in bouquet da sposa davvero speciali e, secondo le sue clienti, portafortuna. Una Milano che la Teruzzi ha battuto da cronista di nera prima, che ha raccontato come caporedattore di programmi di successo delle reti Mediaset e che, è evidente dai suoi libri, ama davvero. Il casello del Giambellino in cui le sue tre donne vivono esiste davvero, lungo la linea ferroviaria Milano-Mortara, e le giornate, spesso solitarie, di Libera sono scanditi dai fischi e dagli orari dei treni di passaggio. Questo Trappola nella nebbia, edito come sempre da Sonzogno, inizia con la aggressione a una ambiziosa PM, Mimma Arrigoni, di cui Libera ha sperimentato la rigidità nei precedenti romanzi: qualcuno le butta dell’acido e cerca di ucciderla, fortunatamente senza successo. La pista della mafia, da cui la Arrigoni era già stata minacciata, non convince del tutto Libera e Jole che, quasi loro malgrado, si trovano coinvolte in indagini parallele a quelle ufficiali ma, come sempre, con maggior successo. Le aiuta, anche grazie a un intuito decisamente particolare, la giovane giornalista di cronaca nera Irene, detta la smilza che ricorda molto, in realtà la giovanissima Rosa, anche lei per tanti anni impegnata in un giornale del pomeriggio di Milano, La Notte, quelli dai titoloni e dagli scoop gridati, della caccia alla esclusiva a ogni costo.

Come inizia: “Accosti qui, grazie”. “E’ proprio sicura, dottoressa?”. Mimma Arrigoni non rispose. Primo, perché detestava le domande retoriche (ei era sempre certa del fatto suo). Secondo, perché non avevo certo paura di fare da sola quei quattro passi fino a casa. Ma se anche la avesse avuta, e qualche volta era successo, non avrebbe mai ceduto alla tentazione della scorta. Le scorte sono nemiche dei segreti.

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a cura di ELENA MORA