E’ tempo di libri sulle donne e sulla amicizia fra di loro: di questo parla il primo romanzo di Luciana Littizzetto, e di questo parla Le dirimpettaie di Serena Bortone edito da Rizzoli.
Un romanzo corale, questo di Serena, che ho molto, molto apprezzato: l’ho letto in un paio di giorni (374 pagine) gustandomi ogni personaggio, ogni colpo di scena. E se i personaggi portanti sono le tre amiche, Tina, Gabriella e Maria, decine sono le storie che si intrecciano fra amori, tradimenti, segreti e bugie. Incontriamo la prima delle tre protagoniste, Tina, nel 1955, mentre avvolta in un sontuoso abito bianco avanza lungo la navata della cattedrale di Amalfi, giovanissima sposa. Il suo matrimonio è stato combinato e unisce due facoltose famiglie; lei nella trattativa non è stata altro che la bella statuina, mai consultata sulla scelta, preziosa decorazione per la casa del nobile marito. Conosciamo Gabriella dieci anni dopo, a Milano, dove è nata nel quartiere Bovisa: è sposata e madre e ancora non sa che dovrà trasferirsi a Roma. A Roma, e di Roma, è Maria, anche lei sposa non troppo felice e madre invece felicissima della unica figlia, Giulia. Per impegni di lavoro e volontà dei mariti anche Tina e Gabriella si trasferiscono in un particolare quartiere della Capitale dove abita Maria, zona di costruzioni nuove con qualche pretesa dove già vive la famiglia della voce narrante del racconto, la figlia della quarta protagonista del libro, testimone diretta o indiretta delle sorti di tutte.
Il pranzo, la cena, lo shopping costituiscono la routine di quelle donne la cui vita è plasmata su quella dei mariti, il loro valore dipende da quello del coniuge e la tolleranza ai tradimenti, certi, è legata alla dipendenza economica e culturale. Ma il mondo è in fermento, cambiano logiche e abitudini, il sessantotto rivoluziona rapporti e mentalità e le nostre protagoniste si trovano spiazzate, confuse e ancora più infelici in quella che hanno sempre pensato essere una tranquilla, inscalfibile quotidianità. Serena le segue fino alla vigilia del nuovo secolo, e noi con lei: tutto è cambiato dentro di loro e intorno a loro, ma una unica cosa è rimasta viva e uguale, la loro amicizia.
E io l’ho letto proprio in questa chiave, questo romanzo dolceamaro così come sono tutte le vite: come una lode alla amicizia femminile che aiuta, consola, sostiene, stimola, provoca. In controluce c’è, fortissimo, il tema della maternità: non celebrata come destino, come sentimento contro tutto e tutti, senza contrasti di bianco e nero ma con le mille sfumature che l’amore materno ha nel quotidiano, con buona pace delle strofe delle canzoni. Ed è davvero curioso l’uso che la autrice fa delle citazioni musicali, vera e propria colonna sonora del libro a segnare epoche e cambiamenti epocali, sottolineare momenti e stati d’animo; perché anche le parole delle canzoni, spesso, raccontano di quanto fossero formidabili, nel bene e nel male, quegli anni. Canzoni che fanno risuonare strofe ma che, nel suo uso, fanno anche riflettere sui messaggi subliminali che inviavano.
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