“Capolavoro”: questo il commento di Fabrizio Corona dopo aver confessato di aver costretto la compagna, poi sua moglie Nina Moric ad abortire i gemelli che aspettava, i suoi figli. “Non era il momento giusto”, afferma. Non so valutare se il suo “capolavoro” sia il commento alla decisione presa o alla interpretazione da attore consumato nel raccontarla; e nemmeno so quale delle due ipotesi possa essere la peggiore. Ma è solo uno dei momenti rivelatori del programma che ritrae, come lui vuole, il re dei paparazzi, protagonista di tanti anni di cronaca, rosa e nera, italiana.
Per certo Io sono notizia, una sorta di sua biografia o agiografia disponibile su Netflix in 5 puntate, è diventata in poche ore uno dei programmi più visti e più discussi. Seguiamo questo ragazzo, figlio di un grande giornalista siciliano approdato a Milano in cerca di fortuna e diventato una figura di spicco della stampa italiana, sin dall’inizio, dalla sua infanzia in una agiata famiglia dalle mille connessioni. Quindi non un disperato affamato di soldi e fama, ma un disperato affamato di soldi e fama con un background famigliare e culturale solido.Ce lo raccontano la madre Gabriella, il suo scopritore Lele Mora e le voci narranti Marianna Aprile, Enrico Dal Buono e Marco Travaglio: e lo vediamo trasformarsi, anche fisicamente, da giovane bellissimo uomo in un essere diverso, tanto che si fa persino fatica a sovrapporre i suoi lineamenti dell’inizio di carriera a quelli di oggi, dopo tanta vita, il carcere e immagino una buona dose di chirurgia estetica.
Fra i testimoni della sua carriera Lele Mora, personaggio controverso (abbiamo lo stesso cognome ma non siamo nemmeno lontanamente parenti), potentissimo agente di personaggi nella tv berlusconiana e vittima, a punto pare, di un amore disperato per Fabrizio che prima lo usa e poi, per sua stessa ammissione, lo distrugge. Come si fa con i padri ingombranti o con gli amori disperati. Certo, la vicenda di Corona attraversa decenni di storia italiana: come se fosse un Forrest Gump al negativo incrocia il boom delle televisioni commerciali e Mani pulite; donne bellissime e gialli dai contorni oscuri; scandali veri o costruiti; ma il suo orizzonte, il suo dio è sempre e comunque il denaro. Affascinante e ipnotico il documentario, soprattutto per me che non riesco a capire e concepire una vita come quella di Fabrizio Corona, non ne colgo il senso né, mi pare che la docuserie riesca a illuminare le tante zone di ombra del personaggio. Da vedere, secondo me, per fare un ripasso degli ultimi decenni italiani, per rivedere un mondo fatto di tronisti e paparazzi, genere di cui Corona, senza mai aver scattato una foto, si dichiarava il re. E per restare affascinati da una persona che non ha rispetto per nessuno – della sua ultima compagna dice che andava bene per il carcere ma non era abbastanza bella per lui quando esce, malgrado lìintyervento al seno che le impone prima di farsi fotografare con lei al mare; e quando la sua socia e amica viene incriminata per aver nascosto i suoi soldi la sua preoccupazione non è l’amica, il dispiacere che può aver inflitto a una madre di due figli finita in carcere per colpa sua ma per il denaro perso. In tutto questo romanzo fra fiction e realtà spicca, alla fine, un cartello appeso al muro dello studio in cui viene ripresa la lunga intervista di Corona: “Fabrizio stai dritto che sei + figo”. Perché la seconda cosa importante nella vita dopo il denaro non sono gli amori, gli amici, i figli; è essere figo.
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