antonio Albanese e il lago d’Orta, un amore a primo ciak

Si dichiara un “uomo di acqua dolce” Antonio Albanese, e davvero lo è: nato nel lecchese, si è poi innamorato del lago d’Orta dove ha girato il suo ultimo film Lavoreremo da grandi.

Una commedia surreale ambientata proprio fra Orta, Pettenasco, Omegna: nel corso di una notte folle quattro amici devono affrontare un incidente mortale (apparentemente), una morte vera (o apparente), la disperazione di un diseredato, le paure di un ex galeotto e i problemi economici del padre. Fra spaventi e sollievi, colpi di scena, apparizioni e sparizioni, va in scena la comicità tranquilla di Albanese: un musicista fallito, un idraulico spiantato, un nipote diseredato, un figlio appena uscito di prigione, una figlia punk fuori tempo massimo affrontano una emergenza dopo l’altra dopo una serata ad alto tasso alcolico.  Il ritratto di una generazione un po’ così, fra sogni infanti e futuro incerto. Sullo sfondo il lago, con le sue acque calme ma insidiose, come quelle della vita: una villa affacciata sullo splendido panorama, le vie che costeggiano le onde, la vita placida dei paesi di provincia.

Il film, leggero e divertente, è però anche un modo di far conoscere questo piccolo lago piemontese che è un vero e proprio gioiello: spesso usato come sfondo di film d’epoca perché il centro di Orta è rimasto al secolo quindicesimo, con il bel palazzotto del governo in piazza, la chiesa in cima alla scalinata, l’elegante palazzo Gemelli; attorno, colline e prealpi e, sullo sfondo, il maestoso massiccio del Monte Rosa. Dietro le cancellate di ferro battuto le grandi ville d’antan; in mezzo al lago la pittoresca isola di San Giulio con il monastero delle monache di clausura e la via del silenzio, un percorso pedonale in un luogo che sembra cristallizzato nel tempo a secoli fa. Ed ecco libri e ristoranti legati a questo lago:

un sogno di polvere e acqua, la storia della Moka raccontata da Celestina Bialetti

piatti d’estate/2: la insalata di gallina spettinata

 

Un giallo fra Orta e Borgomanero: Le voci di via del silenzio

 

a cura di ELENA MORA