La giornalista ribelle, intrigante pezzo della nostra storia

Sono molto colpita dalla capacità delle donne dei raccontare la nostra storia recente, specie quella femminile, molto spesso trascurata dagli storici (maschi). La formula, sia in questo La giornalista ribelle che in altri (che vi consiglio qui sotto) è quella del romanzo storico, ovvero di creare un personaggio e farlo muovere insieme con altri realmente esistiti, dando vita, di nuovo o per la prima volta, a importanti protagoniste del secolo scorso. La giornalista ribelle è un ottimo esempio di un mix fra fiction e realtà storica.

La storia: Siamo a Padova, nel 1868, ed Eva è una ventenne di buona famiglia animata da un profondo senso di ribellione verso il matrimonio che il padre ha combinato con quello che sembra davvero un ottimo partito: ricco, nobile, deciso a sposarla. Determinante per la inquieta Eva è l’incontro con Gualberta Alaide Beccari, giornalista e fondatrice del giornale femminile e femminista La donna. La giornalista ribelle, scritto dalla collega Mathilde Bonetti per la casa editrice tre60, segue la nostra eroina nella sua fuga dalla casa paterna, nel rifugiarsi dalla Gualberta, diventata nel frattempo sua confidente e amica, e nel lanciarsi nella carriera di inviata del giornale fra colleghi rigorosamente uomini che, ovviamente, non la prendono assolutamente sul serio. Eva, però, ha un senso acuto per le storie e la capacità di interagire con le persone, conquistare la loro fiducia: fra bizzarri incontri con prostitute, inviata a seguire scioperi e manifestazioni, riesce sempre a trovare un punto di vista particolare e femminile nel raccontare gli eventi.

Perché leggerlo. Innanzitutto perché è piacevole e coinvolgente; perché presenta il personaggio di Gualberta che io ho scoperto grazie alla Bonetti; perché comunque è un bel ripasso di come era (a parte qualche libertà) la sorte femminile e la considerazione delle donne un secolo e mezzo fa.

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a cura di ELENA MORA