La bambola, miniserie in sei puntate su Netflix, è davvero sorprendente. E’ tratta da un grande romanzo (che io non conoscevo per nulla ma che mi ripropongo di leggere al più presto) di Bolesław Prus e il risultato è una serie storica, cupa, ma ricca di colpi di scena capaci davvero di stupire, dall’inizio fino alla fine.
La storia. Siamo a Varsavia a metà dell’Ottocento; Isabella è una bellissima e molto viziata aristocratica che ha rifiutato tutti i pretendenti anche altolocati malgrado le finanze di famiglia siano ormai in condizioni disastrose.
Di lei, impersonata dalla affascinante Izabela Lecke, è innamorato senza speranza un geniale commerciante, Stanisław Wokulski (Tomasz Schuchardt), tornato in Polonia con una consistente fortuna e deciso a ottenere la approvazione dei nobili e la mano di Isabella. Per farlo è pronto a tutto: a ogni spesa, a ogni sfida; letteralmente, fino a duello all’ultimo sangue. Apre un sontuoso grande magazzino, il primo con la luce elettrica, e cerca di vincere le resistenze di Isabella, a tratti divertita, a tratti infastidita dalle sue attenzioni. Di puntata in puntata cresce la tensione fra i due, si infittiscono i segreti mentre amore e odio si intrecciano in un clima sempre più cupo. Ammetto che, alla fine è riuscita a stupirmi: e in un panorama di serie che sono prevedibili dall’inizio alla fine e persino in qualche battuta, non è certo poco. I personaggi principali sono a più dimensioni, in un gioco di specchi che è davvero intrigante: ma attorno altro si muovono coprotagonisti ben congeniali e quasi mai banali. Altri consigli di tele-visione qui:
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