Il libro di Ornella Muti, un viaggio nel cinema italiano

Questa non è Ornella Muti è il provocatorio titolo del libro scritto da una delle attrici più famose e in qualche modo più misteriose degli ultimi decenni di cinema italiano (edito da La nave di Teseo).

“Ci sono Sordi e Muti e i ciechi dove sono?” questa dell’Albertone nazionale è una delle bellissime battute che punteggiano questo bizzarro memoir (ma già dal tipo il lettore avrebbe dovuto capirlo) che fra riflessioni, ricordi, confessioni, ci porta a incontrare in qualche modo tutti i grandi del cinema italiano ma soprattutto lei, creatura dall’infanzia complicata, arrivata al cinema a 14 anni con il film La moglie più bella di Damiano Damiani. Da lì è sempre stato un successo dietro l’altro, con grandi attori, grandi amori, sempre un po’ come straniata, Pesci ascendente Vergine, come dice lei.

Confesso di averla sempre un po’ sottovalutata come attrice, o perlomeno considerata come dire, una presenta costante ma non di rilievo. Così mi ha molto colpito la prefazione di Sean Baker, sceneggiatore  e produttore che ha vinto ben 4 Oscar, che così parla di lei:  “In La stanza del vescovo, Primo amore e Il bisbetico domato (ancora oggi una delle commedie italiane di maggior successo al mondo), ha dimostrato di possedere una verve comica affilatissima. In La moglie più bella, Un amore di Swann e Codice privato, ha mostrato tutto il suo spessore drammatico. In Un posto ideale per uccidere, Appassionata e L’ultima donna, ha letteralmente bucato lo schermo con la sua sensualità e la sua presenza scenica. In La stanza del vescovo, Primo amore e Il bisbetico domato ha dimostrato di possedere una verve comica affilatissima. In La moglie più bella, Un amore di Swann e Codice privato, ha mostrato tutto il suo spessore drammatico. In Un posto ideale per uccidere, Appassionata e L’ultima donna, ha letteralmente bucato lo schermo con la sua sensualità e la sua presenza scenica”.

D’accordo che lui confessa di essere stato affascinato dalla sua bellezza fin da quando la aveva vista in Flash Gordon, ma il giudizio di un professionista di tale portata non può essere solo dovuto a una infatuazione da teen ager. Nel libro poi scopriamo anche una Francesca Rivelli, questo il suo vero nome, moglie e madre, fra maternità e rapporti decisamente complessi; una donna che vive in campagna, nonna affettuosa dei figli dei suoi tre figli, lei che i nonni non li ha avuti: Come se volesse mettere radici lei che si è sempre sentita una persona a caso in un posto a caso. Che, casualmente, si è trovata ad attraversare decenni di grande cinema italiano accanto ai più grandi di cui traccia ritratti deliziosi. Che dire? non è certo una biografia, anzi autobiografia nella norma, ma sin dal tipo lei lo dichiara: questa non è Ornella Muti ma forse non è nemmeno Francesca Rivelli; alla fine del libro sappiamo tantissimo di lei, della sua infanzia, del suo lavoro, della sua vita, ma, di nuovo, è come se non fossimo riusciti ad afferrarla. E per lei, che si sente farfalla, forse è la giusta conclusione. Altri consigli di lettura qui:

La verità su Kate, la futura regina d’Inghilterra, nella biografia di Luisa Ciuni

 

che storia fantastica quella di Anna Kuliscioff raccontata da Tiziana Ferrario!

 

Che romanzo meraviglioso quello di Villa Necchi Campiglio!

 

 

a cura di ELENA MORA