La voglia di andarsene, il bel saggio di tiziana Ferrario

Quando, qualche tempo fa, “la” Tiziana Ferrario (come di dice a Milano, ma lei è molto profondamente milanese) mi ha parlato del tema del suo nuovo libro ho pensato subito che fosse davvero interessante: i ragazzi italiani che vanno a vivere e lavorare all’estero.

Non appena è uscito sono quindi entrata alla Feltrinelli per comprare il suo saggio  La voglia di andarsene – i figli all’estero, il grande male dell’Italia (Fuoriscena) per regalarlo ad amici che hanno i figli espatriati. E mi sono trovata a contare: dunque, uno per Claudio, uno per Luisa, uno per la Antonia, uno per Franco, uno per il Roby, uno per l’Umberto… mi sono resa conto, anche nella mia ristretta cerchia di persone, di quanto il fenomeno sia esteso, molto più di quanto, una storia alla volta, ci avessi mai fatto caso.

Per “la” Tiziana, poi, è anche un fatto personale: il suo talentoso figlio ingegnere, dopo un inizio di carriera in Italia e un master prestigioso in Francia ha accettato una offerta di lavoro a Dubai. Il saggio fitto di dati e riflessioni della Ferrario è quindi anche in qualche modo molto intimo: a partire da quando, ospite in una trasmissione fra politici litigiosi, si trova a messaggiare con Edoardo, chiuso in un rifugio sotto i bombardamenti. Ma è impressionante, dato dopo dato, registrare entità della emorragia di giovani che lasciano casa e famiglia, rendendo genitori e nonni un po’ più soli e facendoli diventare anche un po’ più globe-trotter. Toccante il racconto dei pranzi di Natale decisamente diversi dall’usuale, del parmigiano e panettoni messi in valigia per portare con sé un po’ di casa; abituarsi a una vita parallela con un diverso fuso, diverse temperature e, quando soffiano i venti di guerra, una decisamente diversa “normalità”.

Questo La voglia di andarsene fa davvero riflettere: perché se è vero che per un genitore, da madre o padre, può essere sufficiente sapere che il figlio (o la figlia, perché ormai sono molte anche le ragazze che espatriano, fenomeno che la Ferrario analizza a fondo) è soddisfatto e felice, io da cittadina italiana registro quanti talenti e intelligenze vengono a mancare qui, ora; mi rammarico che l’investimento fatto su questi ragazzi, con anni di studi e impegno di insegnanti e professori, sia perso. Ed è triste registrare che raramente questi giovani progettano di tornare: perché gli stipendi, qui, sono bassi; in una città come Milano un ingegnere, anche dopo un master, non è in grado di pagarsi un affitto decente; e le possibilità di un lavoro soddisfacente e di  avanzamento di carriera decisamente inferiori che all’estero. Un milione di talenti regalati ad altri Paesi, che si costruiscono una vita altrove: una realtà che colpisce i giovani, le loro famiglie, la economia italiana. E, ultimo ma non ultimo, rimandino la decisione di fare figli o scelgano di averli in un altro Paese: mentre il nostro diventa sempre più vecchio e povero…

Come comincia: 

28 febbraio 2026. E’ sera. Sono in onda quando il cellulare vibra.E’ mio figlio che mi scrive da Dubai, mentre la città è sotto attacco di Teheran.

“Edo, sono in diretta. Non posso parlare, ma ho appena sentito che ci sono molti attacchi su Dubai. Sei in garage?”

“Si. Si sentono molti boati, non lontani da casa.I droni stavano passando proprio sopra le nostre teste poco fa”.

Nello studio televisivo si discute della escalation militare contro l’Iran scatenata da Israele e Stati Uniti nel mezzo di una trattativa sul nucleare. Gli ospiti litigano. Il conduttore cerca di tenere il filo. Io guardo lo schermo del telefono.

Lo consiglio a…

Come detto, io lo sto comprando per tutti gli amici e le amiche (ma quanti!) che hanno i figli all’estero. Ma, confesso, mi ha molto stupito scoprire le dimensioni del fenomeno; ed è davvero interessante e toccante il mix di dati, riflessioni in cui si incuneano piccoli spiragli di personale nei colloqui via telefono o messaggini fra lei e il figlio. Perché la distanza rende necessario leggere fra le righe, nel tono di voce o nella velocità della risposta, il non detto, il nascosto; e porsi anche la domanda: a quale punto una madre deve smettere di fare domande?

Tiziana Ferrario

La voglia di andarsene

I figli all’estero,

il grande male dell’Italia

Fuoriscena editore

 

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a cura di ELENA MORA