In un momento in cui la televisione sperimenta linguaggi nuovi e alternativi, questo Il conte di Montecristo in onda su Raiuno è quasi una boccata di aria fresca.

Ho detto quasi perché forse lo è per me e per le generazioni come la mia, con ricordi di tv in bianco e nero e di centrini e lampade appoggiati sopra “l’apparecchio televisivo”. Perché il vantaggio della serie, in quattro serate di due puntate l’una, è di essere estremamente fedele al romanzo e di riportare la trama al suo svolgimento naturale molto apprezzabile in un momento in cui sembra che una storia non possa essere raccontata senza un continuo avanti e indietro nel tempo (escluso un piccolo fast forward all’inizio, quando Edmond Dantès, maturo ed elegante, si presenta in confessione in una piccola chiesa sul mare).








