Camilleri, mille ricordi a cento anni dalla nascita

E’ da recuperare su Raiplay la celebrazione per i 100 anni dalla nascita di Andrea Camilleri, nato il 6 settembre 1925 e morto il 17 luglio del 2019: una serie di testimonianze e racconti, intervallati da qualche immagine delle serie ricavate dai suoi libri, che ne ricostruiscono la vota, la professione e la personalità. Attori e registi fra cui spicca Fiorello, che da incredibile intrattenitore racconta i dietro le quinte delle trasmissioni radio realizzate insieme al creatore di Montalbano; la commozione di Luca Zingaretti, il “suo” Montalbano televisivo, ma il programma si accende di una luce speciale quando a parlare è lui, andrea Camilleri.

La voce roca delle mille sigarette, la parlata lenta e divertita, quella scintilla nello sguardo del genio che, però, non si prende mai troppo sul serio. Anche se, in realtà, è un serissimo professionista di teatro, televisione, letteratura. Mi aveva sempre consolato i fatto che Camilleri avesse iniziato a scrivere dopo la pensione, attorno ai sessant’anni: e mi dava un orizzonte di speranza che per la mia scrittura; ma i sessanta sono passati e non sono certo riuscita a creare nulla di quello che ha realizzato lui. Ho avuto, però, la fortuna di incontrarlo: perchè per Sorrisi e canzoni tv, che all’epoca della grande guerra fra televisioni pubbliche e private era un settimanale best seller che vendeva 3 milioni di copie alla settimana, ho curato per un periodo una rubrica interessante davvero. Chiedevamo a scrittori importanti di vedere un film e raccontarlo per noi. Camilleri non era ancora il fenomeno che è poi diventato, ma il suo La stagione della caccia, uscito nel 1992, mi aveva decisamente affascinato.

Così gli ho chiesto di raccontare per noi L’uomo delle stelle di Tornatore, nelle sale in quel periodo. Cosa che lui ha prontamente fatto con il consueto talento e, come spesso fanno i grandi, senza fare cadere la concessione dall’alto: in fin dei conti lui era un autore della Sellerio, casa editrice raffinata ed elitaria e il nostro Sorrisi, sia pure fenomeno da 3 milioni di copie, veniva considerato comunque un giornale popolare essendo anche sicuramente pop. Questo è stato il nostro primo contatto. Poi, quando si sono avvicendati in video due successi pazzeschi come il suo Montalbano e il maresciallo Rocca scritto dalla mia amica Laura Toscano ho proposto al giornale di intervistare in coppia gli autori delle due serie tv.

Camilleri, da vero signore, non solo ha subito accettato, ma ha anche subito detto che si sarebbe recato lui in casa della Toscano per “non fare spostare una signora”: ed è stato un momento di grandissimo divertimento sentire due grandi della televisione interagire, raccontare, spiegare; una intervista doppia chiusa dalla battuta di Camilleri che ha dichiarato che solo con il Maresciallo Rocca e Montalbano  sarebbe potuta immaginare una collaborazione fra polizia e carabinieri. E sarei rimasta per giorni, dopo esserci stata per ore, ad ascoltare i due scrittori raccontarsi, spiegare come lavoravano, ridere e scherzare fra loro. Laura distillava piccoli aneddoti e battute con garbo assoluto, mentre Camilleri riusciva a incantare anche solo spiegando perché Livia, la eterna fidanzata di Montalbano, viveva a Boccadasse, località conosciuta, raccontò, grazie a una cartolina illustrata (sì, c’è stato un tempo, e lo rimpiango, in cui si inviavano le cartoline con i panorami e il nome della cittadina in elegante lettere a chiudere quello che di solito era un pastrocchio grafico). Infine, conservo gelosamente una sua lettera di risposta alla mia richiesta della sua partecipazione a una manifestazione di televisione che il giornale organizzava a Saint Vincent: declinava l’invito con garbo e mi invitava a recarmi a salutarlo quando passassi di nuovo da Roma. Ora, è vero che io lavoravo per un giornale decisamente importante all’epoca: ma il garbo e la buona educazione spesso cono caratteristiche dei grandi, mentre solo i piccini non hanno rispetto del lavoro degli altri. Vi è mai capitato? Non è così?

a cura di ELENA MORA