Voi credete alle coincidenze? Storia curiosa di una grande artista e di una mail persa nell’etere

Come è arrivata quella donna lassù in cima? Margaret Bourke White è la fotografa di cui vi ho parlato perché la sua mostra, a Palazzo Reale a Milano, vale un viaggio in città, covid o non covid. Le sue foto sono incredibili, ma ora permettetemi di prenderla un po’ alla lontana. Anni fa lessi una biografia di Ronald Reagan: nella prima pagina raccontava di come, ragazzo, fosse rimasto molto male quando non lo avevano assunto come commesso in un negozio di scarpe; ma se mi avessero assunto, continuava, non sarei diventato il presidente degli Stati Uniti. Perché una serie di successivi passi e decisioni, alcuni dei quali del tutto casuali, lo avevano portato a Hollywood e, infine, alla Casa Bianca; ma quel primo rifiuto era stato determinante per il domino di successive scelte. Steve Jobs aveva detto che la nostra vita, le nostre scelte, sono una serie di puntini di cui si vede spesso il disegno solo alla fine, quando puntini che sembravano assolutamente casuali portano a qualcosa che ha un senso. Tornando alla nostra fotografa, sono rimasta talmente affascinata dai suoi lavori da cercare la sua autobiografia, Portrait of Myself: non si trova in Italia, esauritissima, ma si può acquistare in lingua originale per meno di 5 euro. Il libro è assolutamente appassionante ma, soprattutto nei primi capitoli, lei spiega come si appassiona a serpenti e animali di vario genere, di come studia materie di ogni tipo, da erpetologia (la scienza che studia i serpenti, appunto) a coreografia, paleontologia e zoologia e, per inciso, segue un breve corso di fotografia, in 6 diverse università e di come, solo per caso, per puro caso, diventa una fotografa. Certo, il fatto che il padre fosse un inventore che aveva, fra l’altro, depositato il brevetto per una innovatrice stampante portatile – che si rivelò molto utile nella prima guerra mondiale perché permise, in prima linea, di aggiornare, stampare e distribuire le mappe in tempo reale – le garantisce una consuetudine con macchine fotografiche, stampanti e proiettori che, inevitabilmente, le torna utile. Ma le svolte nella sua vita sono tante, e tutte curiose. Come quando, in una notte del 1929, è così presa dal suo incarico – fotografare la hall di una grande banca – che è solo infastidita dalle tante persone che si aggirano per i corridoi e non si rende conto che nel frattempo, la borsa è crollata e che sta assistendo, ignara ma diretta testimone, a una tragedia. “la storia era davanti a me e io ho girato l’obiettivo da un’altra parte”. Non si è lasciata abbattere né scoraggiare ed è diventata una grandissima artista.

Per chiudere, una notizia e, nel mio piccolo, una curiosa coincidenza. Un anno fa, lavorando per aprire questo sito, avevo anche creato una mail elenamora@unamoredinonna.it che, però, non avevo mai usato. Tra poche settimane avevo in programma di festeggiare con voi un anno di appunti, di racconti, storie confessioni e, spero, di dialogo. Ma questi giorni sono difficili, pieni di incertezze, ansie, notizie perlopiù brutte: è come se vivessimo, emozionalmente, sulle montagne russe. Su, giù, di nuovo su. Quindi mi stavo interrogando sul senso di tutto questo, di lanciare questi messaggi in bottiglia nell’etere. E, proprio mentre controllo se la mail, che non avevo mai aperto, fosse ancora valida, si apre il messaggio di una cara amica, che stimo molto, che da New York, nelle prime settimane di apertura del sito, mi aveva mandato parole di incoraggiamento. Che non avevo mai letto. Ma che mi sono arrivate esattamente nel giorno in cui ne avevo bisogno. Così, che crediate o no nelle coincidenze, per il momento non vi libererete di me…

PS: ora la mail è in funzione…

elenamora@unamoredinonna.it