Perché vi parlo di Sanremo? E perché Sanremo è Sanremo?
a cura di ELENA MORA
Fine settimana di voto: undici milioni al cellulare per votare il cantante, undici milioni alle urne in Lombardia e Lazio per votare i presidenti. Ma si parla molto di più del primo. E anche io ve ne parlo perché Sanremo è Sanremo. Un festival dove non importa davvero chi vince o chi perde, ma chi fa più rumore. Così, Blanco che scalcia i fiori ha già fatto dimenticare il finto nude look della Ferragni e i suoi vestiti parlanti; ma qualcuno dovrebbe dirle che Diana parlava attraverso i vestiti – celebre il revenge dress, il vestito della vendetta, super sexy nella stessa sera in cui l’ex marito raccontava in tv di come la aveva tradita – ma non dava loro un titolo. Il marito fedez dalla Costa Smeralda che al festival non è un luogo ma una nave straccia foto di un viceministro vestito da nazista ed è subito polemica che subentra a quella della presenza, per la prima volta, del presidente della Repubblica: difficile imitare e superare i Ferragnez senza fare strage di fiori. Boom di ascolti in ogni caso per raiuno: perché mentre fuori tutto cambia, e infuria la guerra e il terremoto spazza via intere città, e il covid non ce lo siamo ancora dimenticato, è estremamente rassicurante guardare un festival che rimane sempre uguale a se stesso, cambiando quel poco che serve per non cambiare mai. Con una scenografia che abbraccia il telespettatore, cantanti recuperati da un glorioso passato ma con canzoni che invitano al coro e giovani rapper o trapper tatuati e vestiti in maniera bizzarra, molto creativi nei nomi indecifrabili con una missione: convincere sempre di più il maturo pubblico della Rai che non ci sono più le canzoni, oltre che le stagioni di una volta. Isterie e gag sul palco, grandi emozioni fra il pubblico soprattutto quando le canzoni vengono riconosciute e cantate.
Ed è un perfetto abbinamento una serie bellissima che vi consiglio vivamente: Call my agent, su Sky. Prodotta dalla Palomar di Degli Esposti, mostra, con ironia estrema, il lavoro degli agenti di spettacolo, con i professionisti alle prese con divi capricciosi o in ritardo, burloni o nervosi, fra dettagli di contratti, grandi scoop e piccole meschinerie.
Strepitoso il cast fisso, divertentissime le incursioni di veri divi: dalla Cortellesi con Piero Angela a un Sorrentino imperdibile,
fino a un geniale Favino/Che Guevara.
Remake di una analoga serie francese, è però illuminata da una Roma elegantissima e da una protagonista, Marzia Ubaldi, agé e brillantissima Elvira, elegante e divertente. Insomma, a Sanremo come in tv è la rivincita non delle bionde ma delle chiome candide!
a cura di ELENA MORA