Milano ieri e oggi: ma noi ricostruiremo

Milano 1943: la città è un impressionante cumulo di macerie. I bombardamenti hanno distrutto palazzi, sventrato chiese e case; la Galleria, il salotto del passeggio accanto al Duomo, danneggiato tanto che ci vorranno  12 anni prima di inaugurarla di nuovo. Un piccolo miracolo è quello del Cenacolo: il refettorio che ospita il capolavoro di Leonardo è completamente distrutto, tranne una parete, quella che ospita l’ultima cena, che rimane però completamente esposta e viene riparata (!) con un telo impermeabile. Sono impressionanti le foto della mostra “Ma noi ricostruiremo” , provenienti dall’archivio Publifoto, accostate nell’allestimento curato da Mario Calabresi a incredibili scatti presi a Milano durante il lockdown.

La Statale, la Cattolica, la Galleria, piazza San Fedele sono impressionanti quando sono in macerie: ma non lo sono meno le foto che li mostrano deserti, come dopo un bombardamento nucleare. Milano, più di altre città,  è la sua gente: vuota, deserta, apocalittica, è ancora più impressionante che ridotta in pezzi. E l’accostamento delle foto di quell’anno di guerra con quelle del recente lockdown è di quelli che toccano il cuore.

Infine, una cosa che mi ha molto colpito, quasi ancor più delle foto: con le mie amiche cerco di sopravvivere, di uscire anche se con grande prudenza, di non rinunciar a vivere. Il più delle volte ci troviamo a mostre, anche bellissime, in due o tre. Per questa mostra abbiamo fatto due volte la coda, sempre trovando gente in attesa d entrare: perché la speranza, in questo momento, è la cosa più importante. E vedere quello che abbiamo passato, a cui la città è sopravvissuta, porta a sperare che supereremo anche questo momento, questo incubo, e che Milano tornerà ad esser affollata, affannata, affascinante come è più di prima.

.MA NOI RICOSTRUIREMO

GALLERIE D’ITALIA

FINO AL 22 NOVEMBRE

INGRESSO DA VIA MANZONI AL 10 fino al 28/10, poi da pazza Scala 6

aperta da martedì a romanica dalle 11 alle 19

biglietto intero 5 euro

La prenotazione non è obbligatoria, ma consigliata