Maradona una serie tv tutta da vedere su Prime

Non me ne intendo per niente di calcio: L’unico nome di calciatore che ricordo è quello di Immobile perché mi ha sempre divertito il paradosso di un nome che significa qualcosa che non si muove e un calciatore che corre come un diavolo lungo il campo.

 

Ma questo telefilm, anzi questa docufiction come ormai vengono chiamate, in onda su Amazon Prime, è davvero bellissima. Perché racconta la storia del grande campione proprio dall’inizio, quando era un bambino poverissimo, lo segue nei primi successi e nei primi eccessi, nei grandi amori – Claudia, la moglie e l’adorata mamma – e nelle dipendenze che lo stringono sempre di più in un cerchio di fuoco da cui non riesce  a fuggire.
Ma racconta anche la vita di un calciatore, le dinamiche delle squadre, quelle fra allenatori e campioni, quelle fra giocatori.

Ma non solo: mostra come la storia di un singolo, sia pure di un campione, non sia che un punto di vista all’interno della grande Storia, in questo caso quella della Argentina del dittatore Videla, che usa i successi di Maradona come cortina fumogena per mascherare, almeno in parte, i delitti commessi contro inermi cittadini. Così vediamo un mix, riuscitissimo, di finzione e documenti storici, immagini vere, reali, di partite e persecuzioni, gol e omicidi, stadi usati per confronti sportivi e arene che diventano scannatoi.

Quindi la serie, che consiglio vivamente di vedere, non è tanto, e non solo, qualcosa che parla di calcio: ma un vero e proprio documentario di quello che è successo, attorno a quello che viene considerato il più grande dei calciatori, nei decenni del suo trionfo e della sua caduta.

E persino la scelta di presentare la storia di Diego Armando Maradona con un continuo passaggio di tempo, fra i suoi quarant’anni e la prima infanzia e i primi campetti di calcio, non riesce a distrarre, anzi, aiuta a comprendere, nell’intreccio di ieri e oggi, come nulla accade che non abbia origini  nei nostri primi anni di vita. Se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo, la sigla di partenza è vagamente esasperata, con un montaggio veloce di immagini quasi impercettibili.

In tutto questo non ho parlato di calcio? Vero, ma ve lo avevo detto sin dall’inizio che non ci capivo niente: anzi, considero un affronto nei miei precisi confronti che a metà partita cambino campo, proprio non appena io ho finalmente capito dove dobbiamo tirare…