ma quando sono brave le avvocatesse in tv ! Lidia Poet e Studio Battaglia
Matilda De Angelis è la protagonista nei panni della eroina investigatrice che riesce a infiltrarsi nei processi affiancando il fratello avvocato – o meglio è lui che solo grazie a lei riesce a comprendere chi è il colpevole ed assicurarlo alla giustizia.
a cura di ELENA MORA
Il primo, che mi ha fatto – e immagino farà scoprire ai telespettatori – la storia di Lidia Poet, la prima donna avvocata d’Italia nella Torino di fine ottocento. Ma sarebbe meglio dire la prima donna laureata in legge, perché la abilitazione all’avvocatura, che all’inizio le viene concessa, le viene revocata con una sentenza che dichiara che un simile lavoro esporrebbe una donna in maniera inadeguata agli orrori della vita che i giudici al suo fascino. Da questo personaggio, rivisitato in chiave decisamente pop, nasce una serie di gialli ambientati nella società torinese dell’epoca, fra gli eleganti palazzi e le lussuose magioni e l’orrore delle carceri, della vita della povera gente, lavandaie, operaie, prostitute.
La serie è un curioso mix di fedeltà al periodo nelle ambientazioni, negli usi e negli abiti contaminato però da linguaggio e musiche del tutto moderne, così come la vita sessuale di Lidia: forse non si sentiva la necessità di aprire il primo episodio con lei a letto con uno dei suoi amanti quando poi questo comportamento così assurdamente libero per l’epoca non le evita una terribile gelosia nei confronti del coprotagonista, un giornalista cognato del fratello interpretato da uno straordinario Eduardo Scarpetta.
E va detto che la vera Lidia Poet è poi riuscita a diventare avvocato, iscritta all’albo, ma solo nel 1919, a 65 anni!
Poco giallo qui e tante vicende intimistiche: storie di divorzi, di separazioni, si affido di bambini. A partire dalle protagoniste: una mamma ingombrante, interpretata da una come smepre bravissima Lunetta Savino, due avvocate, Barbara Bobulova e Nina Dalmazio, e la piccola di casa, Marina Occhionero.



