Il racconto dell’ancella: una serie imperdibile soprattutto ora che…
a cura di ELENA MORA
Prima di tutto la storia: Il racconto dell’ancella ci porta negli Usa in un imprecisato futuro, dove il livello di inquinamento ha reso infertile la maggior parte della popolazione. Dopo una rivoluzione sanguinosa, viene ricreata una società paternalistica, su base religiosa e integralista, in cui gli uomini al potere che hanno mogli sterili hanno il diritto di possedere una schiava da ingravidare per impadronirsi poi del bambino.
Le donne sono quindi divise per classi: le mogli, prigioniere delle loro belle case, le ancelle, definite dagli abiti rosso sangue e dai cappelli bianchi a larghe falde che le obbligano a guardare solo in basso; le Marte, vestite di grigio, che servono nelle case, e le zie, vestite di marrone, vere proprie kapò, integraliste o sadiche (o entrambe le cose), che tengono tutte le altre sotto controllo. Alle donne viene tolto tutto, la libertà di parlare, di leggere, di lavorare, di scegliere che fare o come vestirsi. Non hanno più nemmeno un nome: vengono ribattezzate Of-fred Of-steven, of John, ovvero proprietà di fred o steven o john dal nome del loro padrone.
La serie Il racconto dell’ancella è tratta dal un romanzo di Margareth Atwood che racconta questo mondo parallelo, distopico. Ma vi anticipo subito: al contrario delle serie di vampiri o lupi mannari che tanto successo hanno in questo periodo questo terrificante mondo parallelo esiste o è esistito: la autrice infatti si è fatta una sua privata irrinunciabile regola di non raccontare nulla che non sia già successo nel mondo in qualche zona, in qualche epoca nei confronti delle donne. Dal togliere la possibilità di leggere all’avvelenare le studentesse solo perché studiano fino a sottrarre i bambini alle madri perché immigrate clandestine o perché cittadine di un Paese in guerra.
a cura di ELENA MORA