Ciatuzzu, di Catena Fiorello Galeano

Amo Catena e i suoi libri, e le sue signore degli arancini mi hanno fatto sorridere e appassionare e commuovere.

Questo Ciatuzzu, invece, è davvero tutta una altra storia. E non perché non faccia commuovere, anzi: perché è proprio diverso, e profondo, e coinvolgente. Inizia con una morte, la morte di una mamma.

E la morte, si sa, è faccenda spessa, pesante, complicata. E così semplice, anche. Misteriosa. Un attimo prima si respira, si pensa, si parla, un attimo dopo è finita.

Ma è anche una grandissima storia d’amore. la storia d’amore di un bimbo, inconsolabile per la sua mamma. Di un padre che non sa mostrare altro sentimento che non sia la rabbia o la gelosia, che un lavoro da schiavo nelle miniere del Belgio ha reso più duro del carbone che staccava con il piccone.

Di un figlio che riesce a capire e ad amare il padre quando è ormai (quasi) troppo tardi, quando è malato e ha bisogno di lui, ma non cerca il suo aiuto; quando lo accompagna al cimitero, quello stesso cimitero in cui si era recato ogni giorno, dopo la morte della madre, aspettando che lei ricomparisse, ritornasse da lui. Da lui tanto amato.

E solo alla fine, quando ormai è un uomo, Ciatuzzo capisce che non esistono amori più nobili di altri. Fra l’Italia e il Belgio si snoda una storia di fatiche e redenzione, di rivolta contro il destino che un ragazzino riesce a rovesciare, con fatica, contro tutti. Contro gli insegnanti che lo spingono a rassegnarsi, fino alla università, dove trova docenti che lo appoggiano, che valorizzano “la sua vita a ostacoli, da figlio di un muso nero”.

Il libro è anche un interessante spaccato di una realtà dell’emigrazione italiana, che sembra lontanissima nella percezione sociale ma tanto lontano non è – è a metà degli anni cinquanta che avviene la tragedia di Marcinelle, dove perdono la vita  262 persone delle 275 presenti nella miniera, di cui 136 immigrati italiani, parte di quella manodopera scambiata come forza lavoro da schiavi, per la fornitura di carbone.
Ma la storia di Ciatuzzo si infiltra nella Storia, quella con la maiuscola, in maniera molto personale, intimistica, con riflessioni profonde sui temi fondamentali della vita: la famiglia, il destino, la morte, l’amore. Semplici e profonde come il respiro. Perché Ciatuzzu quello vuole dire, fiato mio, mio caro respiro. Come una mamma, ogni mamma, magari in segreto, chiama suo figlio.


Ciatuzzu, di Catena Fiorello Galeano, Rizzoli