Vista da fuori è una piccola chiesa, una cappella appunto, di mattoni rossi all’angolo di un parco di Padova dove si possono vedere alcuni anziani impegnati nelle lente, magiche mosse del Tai Chi; dentro, la Cappella degli Scrovegni è uno scrigno di capolavori, un incanto assoluto, quasi impossibile da raccontare.
E da ammirare, a testa in sù, per i pochi minuti di visita concessi. Per fortuna un video – molto ben fatto – ci introduce al capolavoro in attesa che il nostro gruppo possa entrare dopo che il precedente è uscito, in modo da far “respirare” il capolavoro di Giotto. Una cappella completamente affrescata nel corso di soli 3 anni, per una ampiezza di 700 metri quadri, nel lontano 1303, con una incredibile carrellata di immagini, suggestioni, provocazioni. E se dal punto di vista artistico viene considerata una prima volta nella storia dell’arte, perché le figure diventano davvero quasi tridimensionali e le emozioni si possono leggere sui volti delle persone dipinte (e, vi garantisco, anche su quelli di noi turisti), dal punto di vista del racconto è sconvolgente e davvero toccante. Perché oltre alla vita di Gesù, a partire da Marta e dalla nascita di Maria, quasi un miracolo visto l’età della madre, vedono rappresentati con incredibile realismo paradiso e inferno, dove Giotto si premette perfino di posizionare fra coloro che vengono torturati da spaventosi diavoli un cappello papale su un viso che sembra quasi pixellato ad arte come quando, oggi, si vuole celare la identità di un colpevole. La reazione delle madri alla uccisione dei loro innocenti bimbi nella scena del massacro degli innocenti è davvero toccante, mentre la catasta di piccoli corpi non riesce a non far pensare a Gaza e ai massacri di innocenti delle guerre moderne. Poi Giotto abbandona il racconto dell’Antico e Nuovo testamento per proporci, ad altezza di occhio umano (sì, proprio come fanno i supermercati quando vogliono venderci qualcosa) una carrellata di vizi e, di fronte, le corrispondenti virtù: in una esplosione di creatività in un solo colore; la giustizia di fronte alla ingiustizia, la ira di fronte alla temperanza, la disperazione opposta alla speranza. In un percorso che, attraverso le virtù, porta al Paradiso, mentre dalla parte opposta il peccatore finisce dritto all’inferno. Gli angeli da una parte, diavoli e orrende torture dall’altra: in mezzo, in alto, Gesù circondato dagli apostoli e da un anello arcobaleno, mentre in alto due angeli riavvolgono il cielo azzurro. Difficile raccontare tutta quella meraviglia, l’unica cosa che posso fare è di consigliare vivamente di andarlo a vedere: ed è davvero bizzarro che io, italiana, non lo avessi mai visto mentre l’ ho deciso solo quando ho accompagnato a Padova una amica americana, in gita in Italia. Nel pomeriggio abbiamo visitato anche il bellissimo battistero: dipinto magistralmente, ma vedendo un affresco, sia pure bellissimo di un pittore della spetta epoca di Giotto ci si rende conto della differenza fra un grande artista e un genio. Altri consigli di viaggi e i miei trucchetti per risparmiare e viaggiare bene qui:





