scusate il ritardo… tre cose che ho imparato ristrutturando casa

Mese complesso questo maggio, ma tutto solo di cose belle: la ristrutturazione della casa che sta arrivando alla fine, un affascinante viaggio in Puglia con cari amici (ma di questo vi parlerò domani), la serata finale del Premio Lesa, con incontri straordinari e autrici super brillanti, infine gli amici ospiti qui, in una casa che, in realtà era poco più do una scenografia.

I lavori di ristrutturazione in pausa (niente male a dire la verità), per una settimana niente incontri per il caffè con idraulici ed elettricisti alle sei di mattina, martelli pneumatici e seghe elettriche per tutto il giorno. Ne è valsa la pena? Forse sì forse no, ma credo sempre che cambiare sia utile, specie alla nostra età. Certo, nei cassetti non si trova più niente, alle posizioni degli interruttori non se se ci adatteremo prima della botta finale della dimenticanza totale, rimangono ancora una decina (e sono ottimista) di scatoloni che, temo, rimarranno lì a futura memoria. Il meteo ci ha dato una decisa mano, malgrado il gran caldo: i panni e i pavimenti asciugavano nel giro di pochi minuti, così come vernici e ultimi ritocchi ai carton gessi. Sì perché nel frattempo, non si sa come mai, un muro si è ristretto di qualche centimetro, un altro si è scoperto essere del tutto storto, quindi è stato necessario raddrizzarlo, infine le pareti hanno dovuto essere ridipinte. Ed ecco quello che ho imparato ristrutturando casa:

  1. Se vi dicono tre mesi, preparatevi a cinque; se ve ne dicono 5 preparatevi a 7 e così via… i lavori non finiscono MAI in maniera puntuale.

  2. Gli anfratti degli armadi contengono moltitudini: non riuscirete mai a far rientrare quello che era stivato lì nemmeno con armadi in più. Non vi so dire la causa scientifica del fenomeno, ma so con certezza che sarà così anche per voi.

  3. Quando crederete di averla fatta finita con gli scatolini, guardatevi intorno: ce ne sarà sempre uno, in un angolo, a lanciarvi l’ultima sfida.

a cura di ELENA MORA