La mia scoperta di Bari, una porta sul mare

Bari, Gabriella e le Donne in corriera sono state per me una grande scoperta. Nella città ero stata, ragazzina, dopo un viaggio allucinante in auto, una fiammante Giulia che mio padre guidava malissimo, arrivando dal lontano lontano Piemonte. Ho una foto sul lungomare a documentare il mio malumore, vestita male come ci si vestiva male, da ragazzine, negli anni 70. Infradito (e io sono piccina), gonna pantalone (e io non ero esattamente un fuscello, né lo sono mai stata né mai lo sarò) e una di quelle magliette a costine che stanno bene solo a chi è sotto i trenta chili e sopra il metro e settanta. Quel malumore mi aveva impedito – perché immagino che ci saranno stati anche allora – di godere dei colori, della luce abbacinante, della meraviglia dei muri bianchi contro il cielo blu. Ma non del blu timido, quasi tema di disturbare, che siamo abituati a vedere in Piemonte: un colore speciale, in un gioco di specchi fra cielo e mare che non finisce mai di affascinarmi. Né mi ricordo del cibo gustato allora: tranne che per una frittata di zucchine cotta nell’olio, ricetta che è stata poi adottata in casa nostra con grande scandalo di mia mamma, che con il burro avrebbe condito anche l’insalata e per cui l’olio di oliva aveva troppo sapore. Non so come né perché all’epoca avessimo schivato le focacce coi pomodori, gli spaghetti alla assassina, le orecchiette, il pesce: forse tutto troppo lontano dal gusto dei nostri risotti e delle nostre trote.

Bari la ho scoperta proprio grazie alle donne in corriera: e forse è stata la amicizia, il fare rete, la disponibilità, la energia che si crea a illuminare il panorama – peraltro bellissimo di suo, un vero e proprio incanto. Forse è stato questo l’ingrediente che ha reso la focaccia irresistibile, anche a costo di sbrodolarmi, come mi succede regolarmente; forse trovare occhi e orecchie curiose hanno aggiunto peperoncino alle mitiche orecchiette della Gabriella. E l’apertura mentale, la intelligenza, hanno allargato l’orizzonte di questo mare meraviglioso e hanno accompagnato i miei passi sul lungomare ogni volta che ci sono tornata. Io non sono più alta né più magra di allora: ma la città invece è cambiata, è pulita e accogliente, ricca di bellezza e cultura. E il merito è anche di Gabriella e delle donne come lei, delle sue socie, delle sue amiche, che sanno aggiungere contenuti alla cultura, proteggere la bellezza, invitare il mondo ad ammirarla.

a cura di ELENA MORA