La dolce favola ecologica di La vita va così

E’ dolcissima e persino incredibile, pur essendo vera, la favola ecologica di questo film La vita va così; lo so che arrivo a parlarne da ultima, ma avevo paura dopo film davvero divertenti tipo “Come un gatto in tangenziale” , di essere delusa. E in un certo senso lo sono stata perché questa ultima pellicola di Riccardo Milani, pur tenera e dai paesaggi meravigliosi, fa più riflettere e sorridere che ridere. Se si ride, si ride amaro.

La storia si ispira a quella di un pastore sardo, Ovidio Marras che pur di difendere la spiaggia vicino alla sua casa, poco più di una stalla, rifiutò diverse centinaia di milioni del 2009 da una grande immobiliare che voleva costruire un resort di lusso  lì accanto. La pellicola si regge di fatto sulla interpretazione meravigliosa di due – mi verrebbe da dire giganti: ma uno, Diego Abatantuono, nei panni dell’imprenditore del Nord senza scrupoli, lo è, mentre l’altro, il vero pastore sardo l’84enne Giuseppe Ignazio Loi, è uno scricciolo di uomo. Mai stato sullo schermo, Loi regala una prova straordinaria, con una mimica da grande attore; brava come sempre Virginia Raffaele, sua figlia nel film, mentre Aldo Baglio convince nel ruolo del factotum dell’imprenditore milanese.

Davvero bello il milanese tutto efficienza e fatturato di Diego, mentre in un cameo nel ruolo del giudice che si occupa della causa compare Geppi Cucciari, sarda DOC. Da milanese/piemontese mi piace vedere una Milano degli affari senza scrupoli ma bella architettonicamente; e un cameo del lago Maggiore con uno degli alberghi di inizio secolo, il Regina Palace di Stresa, affascinanti rappresentazioni di un lusso con il buon gusto che sfida i secoli. Mentre la spiaggia Bellessa Manna del film è quella bellissima di Tuerredda, nel comune di Teulada, Sardegna del Sud.

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