Noi del Premio Lesa per la saggistica femminile abbiamo deciso di festeggiare il giallo mimosa della festa della donna a modo nostro, invitando due scrittrici specializzate nei polizieschi: Rosa Teruzzi e Marina Visentin.
Tecnicamente la vera poliziesca è a Visentin perché la protagonista dei suoi romanzi è una vicequestora Giulia Ferro, mentre la Teruzzi allinea ben tre protagoniste femminili, nonna, mamma e figlia: le prime due sono investigatrici dilettanti mentre la terza è una poliziotta di professione sempre preoccupatissima delle indagini senza regole delle altre due. Personalmente adoro nonna Jole, hippy mai pentita, yoga e amore libero, un’idiosincrasia e allergia alle regole che ha portato invece sua figlia a sposare un poliziotto e a una certa rigidità di carattere, tipica contromossa psicologica. Dopo il fallimento della libreria Libera ha aperto un negozio di fiori che ha un successo inaspettato grazie a bouquet nuziali che paiono essere veri e propri portafortuna; ma la sua fortuna in amore, dopo la morte del marito giovanissimo, non è proprio splendente, malgrado abbia ben due interessanti corteggiatori.
Nei libri di Rosa, pubblicati da Sonzogno – l’ultimo è La giostra delle spie – i suoi tre bellissimi personaggi femminili si muovono in una Milano di periferia, fra navigli e caselli ferroviari. Sempre a Milano, ma con escursioni sul lago Maggiore e in val Cannobina vive e lavora la vicequestora della Visentin: alle prese, nel suo ultimo libro A mani nude, pubblicato da Laurana, addirittura con sei omicidi apparentemente slegati fra loro di cui la investigatrice saprà svelare i collegamenti, tornando indietro nel tempo in quel periodo degli anni di piombo che abbiamo cercato di anestetizzare e dimenticare.
E’ stato divertente ascoltare le autrici raccontare sia come siano stati accolti dagli editori i loro volumi – la Visentin si è sentita chiedere di inserire almeno una scena in cui la protagonista, essendo donna, lavi i pavimenti o faccia pulizia in casa; mentre alla Teruzzi per una versione televisiva era stato chiesto un rimaneggiamento totale dei personaggi, creando una protagonista principale e aggiungendo una storia d’amore omosessuale per un’altra. Su una cosa le due autrici sono state completamente d’accordo: che la cosa più interessante, in una indagine, sono le motivazioni; la psicologia degli assassini, ciò che li spinge a uccidere, e persino che porta le vittime a trovarsi in una situazione di pericolo, magari per la ricerca di una verità, per l’incrociarsi di rapporti sbagliati, per la combinazione di circostanze del tutto casuali.
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