Dietro le quinte di Tg2 costume e società… con i nipotini

È  andato in onda il servizio che TG2 costume e società ha deciso di dedicare al mio libro Un amore di nonna: ed è stata una avventura affascinante per i bambini, coinvolti nel servizio.

Sì, perché forse pochi sanno che dietro tre minuti di televisione c’è un lungo lavoro di squadra: oltre al giornalista che lo mette in programmazione e scrive la scaletta ci sono tante altre persone; il cameraman che cura le riprese, il fonico che controlla l’audio, il montatore che “cuce” le immagini fra di loro.

Ma per riempire tre minuti ci vogliono tantissime, tantissime immagini: così Anna e Andrea, con loro grande divertimento, si sono trovati a girare un intero pomeriggio davanti (e dietro) alla telecamera: sì perché poi, incuriositi da mezzi tecnici, luci, microfoni a giraffa, piccoli microfoni “da giacca”, grandi telecamere professionali, hanno toccato con mano come si realizza un servizio tv.
Ma anche quanto tempo ci vuole, come spesso le immagini vengano realizzate in un ordine diverso da quello che poi andrà in onda, di come servano piccoli inserti “di copertura” per non avere sempre in onda i primi piani.

Confesso che mi sono fatta delle domande prima di coinvolgerli e solo la serietà del Tg e della giornalista Dorotea Gambardella mi hanno convinto a mettere in scena anche loro. Ma il bilancio è super positivo.

Si sono divertiti? Sì.

Hanno imparato delle cose? Decisamente.

Ma è anche stato loro inoculato un vaccino importante: quello di capire che quello che si vede in tv non ì sempre solo quello che accade, quantomeno non nell’ordine; e alla vigilia di una super rivoluzione come quella dell’uso della intelligenza artificiale per manipolare le immagini secondo me è molto importante avere un atteggiamento se non critico, vigile sulla televisione, su foto e filmati.

Lo abbiamo potuto fare in un contesto importante e serio e ne sono grata alla giornalista e al cameraman, Prospero Bozzo, che li ha lasciati liberi di esplorare, ha spiegato loro come funzionavano le cose, ha persino cercato di intrattenerli (con successo) nei tempi morti che sempre ci sono in queste situazioni.

Sono grata ai genitori, mia figlia e mio genero, che mi hanno permesso di coinvolgerli in questa avventura. Perché  è ovvio che serve una liberatoria, è ovvio che vengono esposti, ma è anche ovvio che in un contesto così protetto si possono godere degli aspetti positivi senza incorrere in quelli negativi.

Se volete vedere il filmato, sono qui, al minuto  4e 45, dopo un servizio su carta e quaderni.

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