cento anni di pubblicità, ma che delusione!

Certo, è un viaggio nel nostro passato, fra grafiche deco e filmati di Carosello: ma questa mostra Nello spazio di un secolo, alla Triennale di Milano, pensata per celebrare i cento anni della pubblicità fra radio e televisione, è davvero un po’ deludente.  Un tappeto blu guida al piano più basso del pur bellissimo palazzo, e accanto ai rumori del bar si viene guidati, da pochi box blu come il Red carpet della scala, attraverso la storia di radio e tv in un percorso che ha come chiave Rai pubblicità.

Si viene accolti dal quadro Antenna futurista, di Farfa realizzato proprio nel 2026 e posizionato accanto ai primi strumenti di comunicazione della radio; bellissimo anche un Depero del 1928, la pubblicità del Tamarindo Erba, ma la zona che incanta tutti i boomers come me è quella che ospita due piccoli (ma perché piccoli?) schermi che propongono i mitici Caroselli televisivi. Ed è tutto un “guarda!”, “ti ricordi!”, un riconoscere volti e jingle musicali di quei tre minuti di spettacolo, spesso grande spettacolo, costruiti per ospitare una manciata di secondi di pubblicità. Il Carosello era i nostro limite del giorno, faceva scoccare il tutti a letto inderogabile tranne rarissimi casi. La proporzione era di 180 secondi di filmato e 30 secondi di spot, con tempi che a rivederli oggi sembrano così dilatati!

Pochi ahimè, gli spot proposti in loop e divisi fra id ue schermi con la logica bianco e nero/colore: un piccolo assaggio di quello che fu un primo tempo della televisione e che, forse, avrebbe meritato una attenzione diversa. Affascinanti le foto di tinelli con famiglie riunite davanti al nuovo focolare, l’apparecchio televisivo, come veniva chiamato: eleganti e attualissimi alcuni manifesti dei primi anni con una decisa dipendenza dal futurismo nelle immagini e nel letterine. Che dire? Limitato lo spazio, pochi i filmati, didascalie tanto lunghe da diventare quasi illeggibili: una bellissima occasione di rileggere la nostra storia recente, piuttosto sprecata. Rimane il fatto che il palazzo della Triennale e i suoi giardino animati di statue valgono il viaggio; il ristorante all’ultimo piano offre una vista impareggiabile della città, che va dalle guglie del Duomo a quelle dei grattacieli di Gae Aulenti; uscendo si può passeggiare attraverso il parco fino al castello, immaginando persino un po’ di trovarvi a Central Park… E passando, ammirare la buffa scritta sul muro di mattoni “Milano, portami dove sono”.

Infine, se dopo tanto camminare volete godervi un caffè davvero speciale, allungatevi fino in Corso Magenta angolo via Leopardi dove da Gobino vi preparano un mix di crema gianduia, polvere di cacao e caffè che è a tutti gli effetti un dessert goduriosissimo con l’investimento di due euro.

Nello spazio di un secolo, al palazzo della triennale fino a 7 giugno, ingresso gratuito.

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a cura di ELENA MORA