Olimpiadi a Milano: che cosa mi è piaciuto della cerimonia di apertura (e che cosa no…)

Infinita come l’infinito di Leopardi la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina: dallo stadio di San Siro (lo stadio Olimpico per il commentatore Paolo Petrecca, che ci ha informato per tutta la sera del colore delle divise che stanno vedendo mentre ha confuso Matilda De Angelis con Mariah Carey) è stata comunque uno spettacolo considerevole. Che cosa mi è piaciuto?

1) L’arrivo di Mattarella sul tram guidato da Valentino Rossi – sarà che io i tram vecchi di Milan li amo – con la sorpresa un po’ rovinata dallo scoop giornalistico che la aveva svelata poche ore prima.

2) L’omaggio ad Armani con il tricolore formato da elegantissimi tailleur bianchi, rossi e verdi;

3) L’omaggio a Munari con la bravissima Brenda Lodigiani, che ha interpretato il linguaggio dei gesti per cui in tutto il mondo ci prendono un po’ in giro: quel pizzico di autoironia geniale. Il libretto Supplemento al Dizionario Italiano di Munari è uno dei miei regali preferiti agli stranieri.

4) Ghali nel suo omaggio a Gianni Rodari: mai citato e mai ripreso in primo piano (aveva fatto polemiche, è un cattivo bambino) ha proposto la bellissima poesia contro la guerra che è stato anche, con la apertura super classica, uno dei momenti toccanti e scenografici della serata.

Ma, ovviamente, parecchio non mi è piaciuto: il commento decisamente poco professionale; le testone di cartapesta dei tre musicisti, Verdi, Puccini e Rossini; parecchio Carnevale di Viareggio (senza offesa al carnevale, splendido in quel contesto).

Gli uomini caffettiera nella scena dei colori: ok che la moka è esposta i museo a New York ma se ne sentiva il bisogno?

Il balletto della Impacciatore: lei bravissima, il musical, secondo me, imbarazzante.

Le divise degli atleti italiani: sempre Armani, ma avevano un retrogusto militare che in questo momento proprio non mi attira.

Il commento – o forse lo ho già detto?

 

 

a cura di ELENA MORA